Quando entro in un supermercato, mi sento al sicuro.
Voglio un pacchetto di patatine? Secondo corridoio da sinistra, terzo scaffale sulla destra. Non un passo in più del necessario e mi trovo di fronte una tribuna intera di pacchetti colorati colmi di ogni possibile prodotto degli amatissimi tuberi.
Guardo con comodo, pienamente libero di scegliere il prodotto che accompagnerà la mia serata. Mi prendo addirittura la libertà di mettere nel mini-carrello il pacchetto che giudico essere nelle migliori condizioni tra quelli esposti.
Prima di posarlo, lo esamino qualche secondo e trovo la frase più rassicurante del creato. Da consumarsi preferibilmente entro, con accanto stampata, indelebile, chiara, la data futura che il contenuto di quell’involucro non dovrà mai raggiungere intatto.
E’ tutto così solare quando fai spesa, è un ambiente familiare, ordinato.
Sicuro, appunto.
Quando entro in ufficio, invece, ho paura. Non sono scocciato, non sono annoiato. Mi piace quello che faccio ma davvero, sono terrorizzato.
Voglio un software? Cerco sulla rete ma il sito è bloccato, chiedo in giro ma c’è chi ha le cuffie e chi mi risponde che non lo sa, tre posti più in là qualcuno ha acceso la radio e spento di conseguenza tutte le comunicazioni con quella sezione del fantasmagorico “Open Space”. Mi alzo e cerco Colui che Sa, tipicamente il sistemista smanettone, chiedo con cortesia.
“Forse è in una cartella che non mi ricordo in una di queste tredici macchine, ma potrebbe anche essere altrove”. Da qualche parte nel mondo, un archeologo sfortunato sta piangendo insieme a me.
Ore (giorni?) dopo trovo suddetto software che ovviamente fa tutto quello che mi serve tranne questa cosina piccola e insignificante che altrettanto ovviamente per la mia necessità particolare è imprescindibile - provo a cercare altro ma NON esiste quello che mi occorre oppure - se esiste - richiede una sottoscrizione a qualche costosissimo abbonamento.
Giro intorno al problema integrandolo con altri sei o sette software che mi chiedono insistentemente di installare un sacco di pubblicità sul mio PC, nel migliore dei casi.
Nel peggiore, me lo scrivo da solo. Peggiore perché di solito non funziona. Se è il mio capo a leggere, scherzavo, funziona sempre e subito.
A questo punto, una volta messi a punto gli strumenti, mi preparo a fare quello che mi è stato detto che forse tra una settimana dovrei iniziare a fare.
Da consumarsi preferibilmente entro.
Ed è in quel momento che arriva la telefonata, fonte di tutti i pelati da stress nell’informatica.
Quella vocina gentile che ti dice con garbo “sai, hai presente quel che avresti dovuto fare la settimana prossima con un mese di tempo? Sì, esatto! Ecco, dovresti farlo oggi. Entro ieri. Solo se puoi eh!” - con l’altrimenti sei morto nemmeno troppo nascosto dietro il gioviale sorriso.
Il panico. Ti ci tuffi come un disperato guardando di tanto in tanto il telefono ma nonostante tutti i tuoi sforzi, le quattro e mezza arriveranno prima dell’ultima parentesi graffa. Sei già lì con le lacrime agli occhi che pensi alle rotture di cazzo che ti toccherà sopportare perché - ma nemmeno c’è da dirlo - domani è festa, domani è sabato.
Poi il telefono squilla di nuovo. Lo alzi credendo che sia lo stridere della ghigliottina nelle guide mentre corre rapida verso il tuo collo scoperto e..
“Mi ero sbagliato sai, hai tempo fino al mese prossimo”, mentre il tuo cuoio capelluto tira un lungo, sofferto sospiro di sollievo.
Le necessità del cliente.
Da consumarsi preferibilmente entro quando cazzo gli pare.
Viva le patatine.